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Effetti di training di breve durata sulle conoscenze sulla memoria e sulle prestazioni di memoria in ragazzi con sindrome di Down

Effettidi training di breve durata

 

Nel contributo che segue riportiamo, in estrema sintesi, i risultati di una ricerca condotta da Elena Moalli, Simona Rota Negroni e Renzo Vianello (in Vianello, 2006).

Obiettivi
Essi si sono posti gli obiettivi che seguono
1) Valutare se un training molto breve (2 ore e mezza complessivamente, in 5 incontri) centrato sulle conoscenze sulla memoria può:
a) aumentare le conoscenze sulla memoria;
b) migliorare le prestazioni di memoria.
2) Valutare se un training meno breve (4 ore e mezza complessivamente, in 9 incontri) centrato sulle conoscenze sulla memoria, come il precedente, ma anche sull’utilizzazione di strategie di memoria può:
a) aumentare le conoscenze sulla memoria;
b) migliorare le prestazioni di memoria.
3) Valutare se eventuali effetti positivi dei training sulle prestazioni di memoria riguardano:
a) solo prestazioni richiedenti basso controllo (cioè uso di strategie per memorizzare poco complesse);
b) solo prestazioni richiedenti alto controllo (cioè uso di strategie per memorizzare più complesse);
c) ambedue.
4) Valutare se i possibili effetti dei training possono produrre risultati differenti negli individui con sindrome di Down e nei normodotati con una età minore, ma con le stesse prestazioni in un test di intelligenza e in alcune prove di memoria.

Partecipanti e metodo
Sono stati considerati 4 gruppi (ciascuno costituito da otto individui), di cui 2 gruppi sperimentali (uno di individui con sindrome di Down e uno di normodotati) e 2 di controllo .
1) Gruppo Sperimentale di 8 soggetti normodotati
2) Gruppo Sperimentale di 8 soggetti con sindrome di Down
3) Gruppo di Controllo di 8 soggetti normodotati
4) Gruppo di Controllo di 8 soggetti con sindrome di Down
La ricerca si è articolata in tre fasi.
I   Il pre-test ha previsto la somministrazione di:
– un test (OL di Vianello e Marin, 1997) per valutare il livello di sviluppo del pensiero logico;
– una prova di conoscenza su come funziona la memoria (“La Principessa imprigionata” di Cornoldi e Castanetto, 1988);
– prove di memoria che richiedono due livelli di controllo.
II   Il training ha previsto un numero diverso di incontri a seconda che il gruppo fosse sperimentale o di controllo. Gli incontri sono avvenuti individualmente, due volte a settimana (della durata di circa 30 minuti ciascuno). Ai gruppi sperimentali è stato proposto il training “combinato” di conoscenze sulla memoria e di uso di strategie di memoria (per un totale di 9 incontri di 4 ore e mezza complessive: 5 di conoscenze sulla memoria e 4 di uso di strategie di memoria); e ai gruppi di controllo è stato proposto solo il training di conoscenze sulla memoria (per un totale di 5 incontri di 2 ore e mezza complessive).
III    Il post-test ha previsto la somministrazione di prove parallele a quelle del pre test:
– prova di conoscenza sulla memoria;
– prove di memoria.
Le prove di memoria sono caratterizzate dall’uso di parole familiari, bisillabiche (ad esempio “casa”), foneticamente poco simili e presentate anche con immagini.
Il training ha previsto quanto segue.
Conoscenze sulla memoria (primi cinque incontri)
Obiettivi
Insegnare le basilari conoscenze sulla memoria che sottostanno ai processi di memorizzazione:
– riconoscere che a volte si dimentica;
– riconoscere il ruolo dell’attenzione e della consapevolezza per migliorare le prestazioni di memoria;
– comprendere come funziona la memoria;
– essere consapevoli dei limiti della memoria;
– riconoscere e comprendere che si può fare qualcosa per aiutare la memoria; – riconoscere che usare strategie di memoria migliora la prestazione.

Uso di strategie (incontri dal sesto al nono)
Obiettivi
A)     Conoscere le seguenti strategie:
– reiterazione della codifica
– evidenziazione percettiva
– categorizzazione o raggruppamento semantico
B)     Esercitarsi nell’uso delle strategie imparate
Atteggiamenti verso le strategie (incontri dal sesto al nono)
Obiettivi
Aumentare l’autostima nei soggetti:
– essere convinto che la memoria può essere migliorata;
– riconoscersi le capacità per migliorare la memoria.

Risultati
Due ore e mezza di training solo di conoscenze su come funziona la memoria è sufficiente a produrre nei bambini normodotati un effetto positivo in una delle due prove di prestazione di memoria e cioè quella che richiede maggior controllo.
Il training più breve non ha effetti analoghi sui ragazzi con sindrome di Down, pur essendo stati appaiati sulla base dello stesso livello di pensiero logico. Perché? Sembra che un qualche ruolo possa avere il fatto che comunque diverso (nel senso di minore per gli individui con sindrome di Down) è il “potenziale di apprendimento”. È come dire che partono dalla stessa linea, ma dal “via” non hanno la stessa velocità.
D’altra parte anche il senso comune sa che essi abbisognano di più tempo per apprendere (se quanto proposto è al livello delle proprie possibilità).
Consideriamo ora il training meno breve. Cambia qualcosa aggiungendo quattro sedute (due ore complessive) dedicate alla utilizzazione di strategie di memoria? Cambia veramente molto.
I bambini con sviluppo tipico progrediscono sia nelle metaconoscenze che nelle prestazioni di memoria. Anche i ragazzi con sindrome di Down migliorano.
Questa ricerca invita a continuare a condurre ricerche analoghe alla presente, al fine di individuare quali caratteristiche dovrebbero avere dei training efficaci.

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