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Interventi per il potenziamento delle capacità comunicative e linguistiche

Martino attore nello spettacolo teatrale "DanzAbile"

Nella realtà italiana sono rare le situazioni in cui si attua un intervento prelinguistico precoce con i bambini con sindrome di Down. Potrebbero invece essere attuati molto presto (Sabbadini e Ossella, 2001; Rondal, 2004) interventi rivolti a:
- rapporto tra bambino e genitori;
- stimolazione della percezione visiva e uditiva;
- sviluppo della comunicazione non verbale e gestuale;
- stimolazioni della lallazione;
- stimolazione delle conoscenze relative al mondo familiare e fisico del bambino;
- stimolazione al gioco simbolico e di altri mezzi di espressione simbolica;
- riduzione dell'ipotonia orale e delle disfunzioni bucco-facciali.
Fondamentale è un corretto coinvolgimento dei genitori.
L'intervento linguistico vero e proprio deve essere particolarmente mirato a due livelli, poiché deve tener conto che:
- lo sviluppo linguistico negli individui con sindrome di Down ha caratteristiche peculiari;
- la variabilità intrasindromica è notevole.
Tradizionale è l'intervento volto a favorire una corretta pronuncia delle parole. Esso è consigliabile (Rondal, 2001) a partire dal momento in cui vengono prodotte circa 30-40 parole (in media nel terzo o quarto anno di vita) e può essere preceduto da interventi volti al miglioramento del controllo espiratorio e delle prassie bucco-facciali. Data l'età dei bambini è necessario un intervento non invasivo e rispettoso anche delle componenti emotive e motivazionali (Orazini, 2005). In molti casi esso deve continuare fino all'adolescenza o oltre, date le peculiari difficoltà fonologiche degli individui con sindrome di Down.
Molto importanti sono anche gli interventi volti ad un arricchimento lessicale e morfologico-sintattico. L'intervento in questo caso non può essere considerato esclusivamente linguistico, ma più generalmente cognitivo-linguistico. Ad esempio sono opportuni interventi per il potenziamento della memoria a breve termine e della memoria di lavoro con compiti che richiedono medio o alto controllo (vedi più di una ricerca presente nella seconda parte del volume).
Per favorire un arricchimento anche pragmatico può essere utile, nei momenti opportuni, aiutare bambini, adolescenti e adulti con sindrome di Down ad adattare il proprio discorso (povero o ricco che sia) ai diversi contesti e ai diversi interlocutori. Ad esempio siamo di fronte ad un progresso notevole quando c'è la capacità di variare, a seconda degli interlocutori, l'uso del tu e del lei. Altro esempio, più facile da realizzare, è distinguere quando salutare con ciao o buongiorno o buonasera.
Analogamente è opportuno un intervento sulla capacità di regolare il discorso, ad esempio di rispondere ad una domanda senza ripeterla (Rondal, 2001).
Il coinvolgimento dei genitori è fondamentale, per favorire apprendimenti in situazione (cioè in contesti comunicativi quotidiani, motivanti e ricchi).
Nei casi in cui la produzione linguistica è limitata a poche parole o a nessuna (disprassia o afasia di parola) alcuni studiosi (ad esempio Caselli et al. 1997; Dykens et al., 2000; Sabbadini e Ossella; Rondal, 1999, 2004) consigliano l'uso di una lingua dei segni.
Da molti anni si è capito che sono utili interventi per il potenziamento delle capacità linguistiche anche nell'adolescenza (Rondal, 2001). Il progresso può essere minore rispetto agli anni precedenti, ma non nullo.
Anche nell'età adulta (Sabbadini e Ossella, 2001) possono esserci lievi progressi (ad esempio a livello pragmatico). Adeguati interventi possono avere anche un valore preventivo nel ridurre gli effetti di possibili deterioramenti (Rondal, 2005).

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