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Il disegno infantile

Il disegno infantile fra immagini mentali, progettazione e comunicazione
(da Renzo Vianello, Da zero a sei anni, Edizioni Junior, Bergamo, 2005; per gentile concessione dell'editore)

Gli inizi (2-4 anni)
Già a partire dal secondo anno di vita i bambini, se sono messi nelle condizioni di poterlo fare, amano utilizzare penne, matite e pennarelli su carta, pareti imbiancate, tovaglie appena lavate, ecc. Dopo un po', di norma, le reazioni dei genitori li invitano a limitarsi a tracciare dei segni su dei fogli bianchi di carta. Abbiamo così quelli che in letteratura sono chiamati scarabocchi  (ma è meglio non chiamarli così di fronte al bambino; anche se non ne conosce il significato è probabile che la parola non gli piaccia; e se ci rimane male ... rischiamo di inibire fin dall'inizio qualche nuovo Michelangelo o Raffaello). Si tratta solo di esercizio motorio? Vi è in questi disegni un intento rappresentativo e comunicativo? E' difficile dirlo. E' comunque risaputo che dopo aver tracciato i propri disegni su un foglio i bambini, soprattutto se si chiede loro "Che cos'è?", attribuiscono un qualche significato: un bambino, una casa, un cane, ecc. Spesso si ha l'impressione che la rappresentazione venga stabilita a posteriori. E' come se il bambino provasse a vedere che cosa viene fuori facendo questi segni, per poi scoprire, contento, che quanto fatto rappresenta pur qualcosa. Luquet ha proposto per questa fase l'etichetta di realismo fortuito, per indicare, appunto, che eventuali risultati non sono il frutto di intenzionalità, ma di una "scoperta" successiva.
A questa fase ne succede un'altra caratterizzata da intenzionalità rappresentativa. Il bambino, cioè, fin dall'inizio cerca di rappresentare qualcosa. Inizialmente, a dire il vero, il bambino ha desideri, intenzioni ed aspettative superiori ai risultati (così come vengono valutati da lui stesso). Può così succedere che egli ci dica che vuole fare un'automobile, ma che poi, osservando a metà strada che cosa sta facendo, egli cambi idea e ci dica che sta facendo una barca, per poi cambiare idea ancora. Egli è nella fase del realismo mancato: vorrebbe fare qualcosa, ma non ci riesce. Si tratta di una fase molto delicata. Il bambino può vivere in modo frustrante i comportamenti dell'adulto che sottolineano le sue incapacità.

 

 

Fig.1 Sil.Da 2 anni a 2 anni e 6 mesi.
Dagli scarabocchi alle prime rappresentazioni: oltre al tema tipico della testa umana vi è notevole interesse  per i fiori (resi attraverso colori qui non riprodotti).

 

 

Fig.2. Sim. 2 anni e 6 mesi.
Il disegno viene inizialmente interpretato come una "rana", poi come un signore. A questo punto la bambina aggiunge altri dettagli (il disegno definitivo è quello a destra, mentre quello a sinistra è stato ricostruito per evidenziare cosa era stato fatto quando il disegno era stato interpretato come una rana).

 


 

Fig.3. Mic. 2 anni e 6 mesi.
Primi tentativi di rappresentazione dell' "omino testone".

 

Fig.4. Lau. 3 anni e 6 mesi.
L'omino è rappresentato, ma senza tener conto dell'orientamento sul piano verticale. 

 

Fig.5. Lau. 3 anni e 6 mesi.
Vengono aggiunti i particolari della bocca e dei capelli.

 

Fig.6. Cos. 3 anni e 6 mesi.
C'è anche il naso.

 

Fig.7. Vit. 3 anni e 6 mesi.
Dove mettiamo i bottoni? Un po' dappertutto.

Disegnare attraverso schemi (4-6 anni)
Proprio sulla base dell'esperienza precedente il bambino, in una fase successiva, può cercare di "trovar fiducia" disegnando le cose che ha imparato a fare bene. Un soggetto tipico è la figura umana, inizialmente (dai 3 anni o prima) rappresentata in modo molto caratteristico ("l'omino testone"): un cerchio che rappresenta la testa (ma in un certo senso anche il corpo), con i particolari degli occhi e della bocca (a volte anche con il naso, le orecchie, i capelli,  ecc.), a cui sono attaccate direttamente braccia e gambe (disegnate con un solo tratto), che non sempre finiscono con mani e piedi.
In un'ottica cognitivista è stato suggerito che l'omino testone è riprodotto in tale modo non perchè il bambino abbia una immagine mentale interiorizzata del corpo umano così deformata (e su questo c'è un accordo praticamente unanime), ma a causa di limitata capacità della memoria di lavoro.

"Prendiamo per esempio il ben noto omino-testone, una tra le prime forme pittoriche che compare verso i due-tre anni: è una configurazione semplice formata da un cerchio includente qualche indicazione dei tratti del volto (di solito dei puntini per gli occhi, una linea per la bocca e talora anche per il naso), da cui si dipartono delle linee a mo' di arti; in questa configurazione noi ravvisiamo chiaramente la figura umana, anche se priva di molte parti essenziali, tra cui il tronco e spesso anche le braccia. I bambini pensano forse che gli essere umani siano senza braccia o senza stomaco? No di certo. Se ad un disegnatore di omini testoni si fa ricostruire la figura umana dandogliene i pezzi già ritagliati, il bambino non omette il tronco: dunque il suo modello interno include già questa parte della figura, e le ragioni del suo disegnare incompleto devono essere rintracciate altrove. Una spiegazione ipotizzata da Freeman è che il bambino piccolo, dotato com'è di una limitata memoria di lavoro, faccia fatica a tener presenti tutte le parti da includere (se non vede i pezzi pronti da assemblare) e che per un effetto di ancoraggio disegni solo la prima parte della serie (la testa) e l'ultima (le gambe), risultando comunque premiato dalla elevata riconoscibilità di questo suo primo parto artistico, così essenziale ed economico." (Bombi e De Fabritiis, 1998, pag. 59)

Un progresso decisivo si ha con l'aggiunta del corpo (o, forse, con la distinzione stabile tra corpo e testa). La figura umana così si arricchisce: gambe e braccia vengono rappresentate con un tratto doppio, le proporzioni del corpo vengono sempre più rispettate ... poi la figura "si veste", tra la testa ed il corpo viene messo anche il collo (soprattutto dai 6 anni), ecc.
Già a 4-5 anni la figura umana viene rappresentata con altri elementi su uno sfondo. Soggetti privilegiati sono la casa, il sole, gli animali ("belli" antropomorfi se l'adulto non interviene), gli alberi, i fiori, l'erba e, sempre più frequentemente, le automobili. L'intervento dell'adulto è spesso così massiccio che a volte è difficile stabilire se il bambino disegna prendendo come modello la realtà (o, meglio, lo schema che di essa ha nella mente) oppure le copie fatte da altri bambini, da un adulto che ha trovato il modo migliore per stimolarlo o da un adulto impaziente, egocentrico e poco rispettoso dei tempi di sviluppo del bambino. Complessivamente i vari schemi (persona, albero, casa, ecc.) tendono a non essere molto adattati e variati. Rari sono i tentativi spontanei di rappresentare la terza dimensione.
Dai 4-5 anni i disegni dei bambini possono rappresentare la realtà in modo soddisfacente sia per l'adulto che per il bambino stesso.
A questa età, comunque, il bambino è soprattutto centrato sulla riproduzione di singoli oggetti o persone, disegnati, come abbiamo sottolineato, riferendosi a schemi che tendono ad essere ripetuti con poche variazioni. Scarsa attenzione è attribuita al disegno di una vera e propria scena o di un paesaggio. Più esattamente possiamo distinguere due diverse fasi (all'interno del periodo che stiamo considerando, compreso fra i 4 ed i 6 anni circa). La prima è caratterizzata dal fatto che nello stesso foglio il bambino può rappresentare persone od oggetti, ciascuno disegnato per conto proprio. E' come se dicesse: "adesso faccio la mamma (e fa un "omino" uguale a quello che aveva disegnato per rappresentare il papà o se stesso), ora faccio il gatto (e lo schema può essere lo stesso del cane), ora un fiore" ... e così procede finchè ha spazio sul foglio ... ad esempio facendo una casa piccola piccola, perchè ormai c'è poco spazio a disposizione.
In un secondo periodo (spesso su invito dell'adulto) egli inizia a creare uno sfondo. Appaiono allora: una linea di fondo (a volte verde, o formata da trattini che rappresentano l'erba, altre volte del colore di un pavimento noto al bambino o grigio/nero come la strada, ecc.), il cielo (azzurro), il sole. Ed in mezzo? Questo è lo spazio per le persone, la casa, gli animali, ecc.: dapprima accostati gli uni agli altri e poi, molto gradualmente, collegati spazialmente fra loro con l'uccello sopra la casa, il gatto vicino al bambino, ecc. Si tratta comunque di collegamenti parziali. Le figure tendono ad essere statiche. Le proporzioni di grandezza spesso non sono rispettate (case grandi come persone, fiori grandi come bambini, ecc.) Quasi sempre, inoltre, i disegni assomigliano ad una scena teatrale, nel senso che i vari personaggi sono tutti rivolti verso il "pubblico" (il bambino che disegna).
Tutto ciò è coerente con il pensiero intuitivo (ma preoperatorio) tipico di questa fase: il bambino è in grado di effettuare collegamenti, corrispondenze, ecc., ma in forma limitata, con difficoltà a coordinare fra loro due o più rapporti.
In un'ottica cognitivista (Bombi e De Fabritiis, 1998) si sottolinea che disegnare richiede una notevole capacità di pianificazione. Anche il bambino in età di scuola dell'infanzia pianifica (è necessaria una qualche pianificazione), ma seguendo regole che lo portano a disegnare bene una figura senza tener conto della grandezza del foglio, a fare un fiore troppo grande, nel tentativo di far esaltare i petali, ad accettare di fare un cane molto più piccolo del fiore, perchè ormai non ha più posto a disposizione. Si tratta di una spiegazione che non è in contrasto con la precedente, in quanto in una progettazione siffatta si scorge più l'influenza di un pensiero di tipo intuitivo (alla Piaget) che non quella di un pensiero che mentalmente è in grado di coordinare più cose sulla base di un ragionamento logico (per quanto concreto).
Come abbiamo sottolineato nell'età della scuola dell'infanzia vari bambini tendono a disegnare gli stessi soggetti apportando ben poche variazioni. Proprio partendo da questa considerazione sono opportune alcune riflessioni. Innanzitutto ricordiamo che il disegno del bambino è comunque influenzato da vari aspetti contestuali: il fatto di avere a disposizione una matita oppure dei pennarelli (a punta fine o grossa) o dei colori a tempera; lo spazio a disposizione (un foglio grande o piccolo; bianco o di altro colore); la persona destinatario del disegno (la mamma, una compagna, la maestra, la nonna); ecc.

 

Fig.8. Cos. 3 anni e 6 mesi.
Primi tentativi di mettere il corpo, ma le braccia e le gambe sono ancora attaccate direttamente alla testa.

 

 

 

 

Fig.9. Sil. 3 anni e 5 mesi.
Tutta la famiglia: Silvia (più piccola), mamma (a destra) e papà (a sinistra).

 

Realismo intellettuale e disegno di scene (6-8 anni)

Almeno fino ai 6-7 anni il bambino non disegna come se "facesse una fotografia", cioè come appaiono le cose da un qualche punto di vista, ma sulla base delle proprie conoscenze. Per riferirsi a questo modo di disegnare Luquet ha proposto l'espressione realismo intellettualere. Dai 4 ai 6 anni, come abbiamo visto, il bambino disegna attraverso schemi (anche coerentemente con la sua conoscenza rappresentativa). Successivamente varia i propri schemi, cerca di essere un po' più fedele a modelli specifici, è più attento allo sfondo, è interessato a disegnare delle scene. Vari possono essere anche i tentativi di "riempire" lo spazio compreso fra la linea di fondo ed il cielo (disegnando delle montagne od un prato con i fiori, oppure con un colore celeste più chiaro del cielo, ecc.). Nel fare questo può dare anche un senso di profondità al proprio disegno facendo emergere, soprattutto dai 7 anni,  i primi tentativi di tener conto della prospettiva (tipici, comunque, del periodo successivo).
Per un po' di tempo, comunque, i suoi disegni continuano ad essere dominati dal realismo intellettuale. Tipici esempi si hanno con la rappresentazione di cose non visibili (ad esempio sia il treno che le rotaie, uno sopra le altre, ma distaccati in modo che si vedano entrambi; oppure, usando la trasparenza, disegnare una casa ed i mobili che vi sono dentro) od il cambiamento del punto di vista nel disegnare una scena (ad esempio una casa vista  dal davanti, ma il marciapiede visto dall'alto).

Fig.10 (prima parte che corrisponde ai primi due riquadri in alto).
Sil. 4 anni e 8 mesi.
Rappresentazioni paesaggistiche che rivelano pensiero preoperatorio e realismo intellettuale.

Fig.10 (seconda parte che corrisponde ai secondi due riquadri al centro).
Sil. 7 anni e 11 mesi.
Rappresentazioni paesaggistiche che rivelano pensiero operatorio e realismo visivo (ovviamente si deve immaginare la spiaggia di colore giallo, il mare azzurro, ecc.).

Fig.11. (le due immagini che seguono)Sim. 6 anni e 7 mesi.
Rappresentazione frontale, arti a doppio tratto, ricchezza di particolari (assenza del collo).

Fig.12.(le ultime due immagini  in basso) Esempi di realismo intellettuale.

Fig.13 (prima parte che comprende le figure A, B, C, D).
Mic. Da 2 anni e 6 mesi a 4 anni e 10 mesi.
A) Un viso, 2 occhi.
B) Il primo omino testone.
C) L'omino testone si arricchisce di particolari.
D) Corpo più grande della testa (ricca di particolari), gambe e braccia a tratto unico, mani, piedi e linea di base.

 

Fig.13 (seconda parte che comprende le figure E,F,G,H).
Mic. Da 5 anni e 10 mesi a 6 anni ed 11 mesi E). Doppio tratto per gambe e braccia. F) ... anche il collo (6 dita? ne cancelliamo uno!). G) Lo schema va adattato se si disegna una femmina ("la mamma",). H) ... facciamo meglio i vestiti (anche se si "perde, il collo) e mettiamo un po' di paesaggio (anche in questo caso il "bianco e nero" non rende abbastanza).

 

Il realismo visivo (dagli 8 anni circa)
Verso gli 8-9 anni (non a caso nello stesso periodo in cui si è conclusa la fase di acquisizione del pensiero operatorio concreto) il bambino cerca di rispettare il più possibile la realtà così come essa è visibile da un particolare punto di vista (anche se a volte usa più di un punto di vista). Inizia la fase del realismo visivo. Vi sono anche buoni tentativi di rappresentare il movimento delle persone.
Con l'adolescenza (a partire dagli 11-12 anni) c'è particolare attenzione per la prospettiva. Aumenta anche l'interesse decorativo. Spesso le persone sono disegnate di profilo.
La valutazione delle proprie capacità può essere tale da portare il ragazzo a ritenersi non "portato" per il disegno. Egli può così smettere di disegnare "per piacere" o limitarsi a disegni di tipo geometrico "così, tanto per fare qualcosa mentre i professori parlano".


Fig.14 (primo riquadro). Cos. 8 anni e 6 mesi.
Disegno della classe. Si noti come alcune cose sono disegnate come se fossero viste frontalmente, mentre altre sono viste dall'alto. (Da Quaglia-Saglione, Il disegno della classe. Bollati Boringhieri, Torino).

Fig.15 (secondo riquadro)). Cla: 8 anni e 8 mesi.
Disegno della classe. Si notino i tentativi di rappresentazione delle posture e dei movimenti (Ibidem).

 

Fig.16. Sil. 11 anni e 9 mesi.
Adattamento degli schemi alla situazione specifica, prospettiva, profili, ecc. tipici di disegni nella prima adolescenza (l'originale è a colori pastello, molto sfumati).

 

Disegnare, comunicare, progettare
Come evidenziano Bombi e De Fabritiis (1997) disegnare non è solo cercare di riprodurre la realtà (ci riferiamo al bambino e non ad alcune manifestazioni di arte moderna), cercando di essere il più possibile fedeli alla rappresentazione visiva che di essa si ha a livello mentale. Fin da molto piccolo il bambino coglie (ovviamente a livello esecutivo, pragmatico e non cosciente) che questa attività deve essere compiuta in un contesto di comunicazione con gli altri ed attraverso mezzi simbolici (che naturalmente possono variare a seconda dei contesti in cui si vive). Qualche esempio è opportuno. Quanti sono i bambini dai 3 ai 6 anni, abitanti a Roma o a Milano che hanno visto così tante case singole, con il tetto a punta da avere ricavato proprio attraverso la visione diretta una rappresentazione mentale prototipica della casa uguale a quella che di norma appare nei loro disegni? Come disegnano le case i bambini che abitano in condomini o in palazzi così alti che difficilmente si vedono i tetti (che a volte non ci sono, in quanto sostituiti da grandi terrazze)? Più o meno come quelli che abitano in campagna. Perchè? La risposta sembra la seguente: questa è la convenzione proposta dalla comunità in cui il bambino vive per riprodurre le case.
E' proprio spontaneo per il bambino riprodurre la terra su cui si appoggia una figura umana o una casa con una linea? Probabilmente anche in questo caso siamo di fronte all'accettazione di una convenzione.
Considerazioni analoghe si potrebbero fare per: il sole con i raggi in un angolo del foglio, gli uccelli riprodotti con una "v", ecc.
Negare che tutto ciò sia spontaneo significa negare una componente di creatività presente nel disegno infantile? Non mi pare proprio, anche perchè la creatività non è nel prodotto, ma nei processi del soggetto. Una persona può essere creativa nell'inventare qualcosa che per lui è originale, nuovo, mai esperito prima anche se in realtà altri avevano già creato la stessa cosa.
In definitiva disegnare implica sia vari processi cognitivi (rappresentazione mentale della realtà, progettazione, esecuzione, monitoraggio, controllo, valutazione, eventuale riprogettazione e correzione, ecc.) sia interagire con gli altri comunicando su una base simbolica, che, come tale, prevede regole comuni, ma anche possibilità di espressioni nuove ed originali.

 

 

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