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Formazione professionale e lavoro

Momento di attività in cucina presso l'Istituto Alberghiero IPSSAR di Cervia

Relativamente alle possibilità di orientamento e formazione professionale per i ragazzi con sindrome di Down la realtà italiana è complessa, differenziata e spesso insoddisfacente.
In una realtà migliore di quella attuale gli adolescenti con sindrome di Down dopo la terza media dovrebbero avere la possibilità di frequentare scuole professionali con risorse di personale e con insegnanti adeguati a favorire l'integrazione di persone con ritardo mentale. Spesso questo non avviene e gli adolescenti con sindrome di Down vengono iscritti in altre scuole (Licei scientifici o classici compresi). Questa scelta è dovuta a più fattori, ma il principale è costituito dal fatto che in molte realtà regionali i corsi professionali sono scarsi e/o male organizzati e/o con personale poco sensibile alle problematiche dell'integrazione. È opportuno sottolinearlo anche se vi sono realtà molto bene organizzate e all'avanguardia: si tratta tuttavia di una minoranza.
Preso atto di questa carenza diffusa, si deve sottolineare che fin dagli anni attorno al 1970 l'Italia ha favorito esperienze di orientamento, di qualificazione professionale e di inserimento lavorativo all'avanguardia (Montobbio e Casapietra, 1982; Neri e Brotini, 1982; Ravaccia, 1982; Bolpin, Schena e Zeffiro, 1986; Barbieri, D'Angelo, Oriani e Palmonari, 1987; Bonaconsa, Fattorelli, Fichera e Schena, 1988; Montobbio, 1982, 1985, 1989, 1999; Moderato e Paltrinieri, 1989; Moniga e Vianello, 1994, 1996; Causin e De Pieri, 1999; Breda, 2001; Cassullo, 2001; Mainardi, 2001; Bozzelli e Contardi, 2004). Spesso erano coinvolte persone con sindrome di Down.
Nel periodo di formazione è risultata cruciale la possibilità di un tirocinio, tanto più utile quanto più consistente in una alternanza scuola-lavoro.
In alcuni casi (ad esempio a Genova) si è preferita una formazione in situazione, cioè insegnamento durante il tirocinio e non in una scuola tradizionale.
Per la buona riuscita dell'esperienza risultarono fondamentali:
- un progetto di formazione mirato, analitico e condiviso con i genitori e i datori di lavoro;
- inserimento degli insegnanti-operatori nella realtà dell'azienda (cioè nella situazione lavorativa);
- un compenso all'azienda (equivalente ad esempio al 50% del guadagno netto di un operaio o poco più);
- un compenso alla persona con disabilità (ad esempio 30% del guadagno di un operaio);
- risoluzione di problemi operativi connessi con l'assicurazione, la responsabilità civile, la mensa, il trasporto ecc.
Come ogni adulto, anche le persone con sindrome di Down provano benessere quando riescono ad essere utili, quando vedono che producono qualcosa (motivazione di competenza). Il lavoro può offrire questa opportunità.
Da almeno quaranta anni in Italia si sono cercate alternative ai laboratori protetti e ai centri occupazionali. Consideriamo alcune tipiche tipologie.
- Inserimento nell'azienda commerciale, agricola, artigianale ecc. dei genitori o di parenti stretti. Teoricamente si potrebbe pensare che in questa situazione la persona con sindrome di Down fatica a diventare indipendente. Questo è un rischio reale. Si tratta comunque di una situazione che può avere anche aspetti positivi. Accettazione e flessibilità permettono di chiedere alla persona il massimo di ciò che può dare, evitando di sottoutilizzarlo.
- Inserimento guidato in una azienda. Cruciale è il monitoraggio, con coinvolgimento della famiglia, del datore di lavoro e dei colleghi.
- Inserimento nelle aziende pubbliche: uffici pubblici, ospedali, scuole. Si tratta di situazioni meno monitorate delle precedenti. Dati i fini non commerciali di queste istituzioni la persona risente meno delle conflittualità legate al bisogno di produrre e più facilmente viene accettato ciò che sa fare. Nelle realtà in cui vi sono bambini e ragazzi le persone con sindrome di Down sembrano inoltre ulteriormente motivate.
A testimonianza del cammino che è stato fatto al riguardo si può consultare negli approfondimenti di questa sezione la storia di Alfredo, un uomo con sindrome di Down, nato nel 1947 e da pochi anni meritatamente in pensione dopo una soddisfacente vita lavorativi.
- Inserimento nelle cooperative sociali. Si tratta di una realtà in progresso. Migliaia sono i lavoratori in situazione di handicap inseriti. Tra questi molti con la sindrome di Down. La tipologia è estremamente diversificata. Quando il rapporto fra persone in situazione di handicap e altri lavoratori tende ad essere paritario si utilizza anche la parola "integrate". I campi di occupazione privilegiata sono: agricoltura, produzione di materiale per imballaggio, ceramica, falegnameria, manifatture, pulizie.
A titolo esemplificativo riportiamo alcuni dati di due ricerche (in ordine cronologico).
Cencini e Bennardi (1989) hanno seguito 12 ragazzi che avevano finito la scuola dell'obbligo (con età inferiore a 20 anni), 8 frequentavano attività lavorative ed erano impegnati in: attività di lavorazione di tessuti di lana gestita dall'USL (3), attività di ortocultura gestita dall'USL (1), attività di falegnameria gestita dall'USL (1), attività di rilegatoria presso un artigiano della città (1), attività di biblioteca nel comune di residenza (1), attività di addetto alla cucina presso una mensa comunale (1).
Sampaolo e Danesi (2005) hanno raccolto alcuni dati relativi a 34 lavoratori con sindrome di Down (9 di età inferiore a 25 anni; 18 fra i 26 e i 35 anni e 7 con più di 35 anni; 18 maschi e 16 femmine). 25 su 34 lavoravano in Enti pubblici (la maggioranza nelle scuole, in strutture comunali e negli ospedali). I rimanenti erano occupati in cooperative integrate o in aziende private. In definitiva il 79% era occupato nel terziario, il 9% nell'industria, il 6% nell'artigianato e il restante 6% nell'agricoltura. Nel 59% dei casi il collocamento è stato frutto di un tirocinio presso la stessa Azienda. Nel 9% dei casi le persone lavoravano nell'azienda familiare. Le mansioni svolte sono varie: pulizie, mensa, fattorino, aiuto giardiniere ecc. Secondo gli autori dopo l'assunzione vi è stato un significativo miglioramento dell'autonomia personale (82% dei casi), dell'autonomia nello spostamento (68%), nella comunicazione (76%), nella sicurezza di sé (88%).
Per le problematiche legislative si possono consultare altri siti specializzati al riguardo.
In www.aipd.it si trovano in particolare informazioni relativamente a:
- legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” e     ulteriori leggi e decreti applicativi;
- informazioni per le aziende;
- indicazioni per i compagni di lavoro;
- informazioni per le famiglie;
- il percorso formativo e gli adempimenti;
- l’iscrizione ai centri per l’impiego;
- il lavoro in cooperativa sociale.

 

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