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Asilo nido e scuola dell’infanzia

Martino a 11 mesi seduto che sorride

Durante il primo anno di vita nei rapporti fra coetanei sono presenti risposte come sorridere, vocalizzare, offrire giocattoli, avvicinarsi. Rispetto alle interazioni che avvengono con l’adulto quelle con i coetanei sono caratterizzate dal fatto di essere più brevi, isolate e passive. Soprattutto è povero il “gioco di offerta e risposta”. In altre parole i comportamenti dei bambini non costituiscono una unità interattiva ricca come quella che caratterizza il rapporto fra il bambino e gli adulti. Ciò non significa , tuttavia, assenza di interazioni. Con il passare del tempo diminuiscono sia i contatti fisici (ad esempio toccare con le mani o la bocca il coetaneo) sia le interazioni attraverso oggetti di tipo negativo (ad esempio togliere un giocattolo). Aumentano, viceversa, le interazioni attraverso oggetti, di tipo positivo, come lo scegliere una cosa simile a quella del coetaneo o porgere un oggetto. Questo vale anche per il bambino con sindrome di Down, ma in tempi diversi, richiedendo il suo sviluppo tempi maggiori. Per esempio sono più tardive le interazioni più evolute, come quella di porgere un oggetto.

Nel secondo e terzo anno di vita le interazioni fra coetanei si fanno più ricche. Da parte del bambino con sindrome di Down possono essere frequenti, soprattutto a partire dal terzo anno, le attività imitative e cooperative (fare assieme qualcosa). Può essere importante valorizzare tali attività da parte del bambino. Se sostenuti adeguatamente i bambini con sindrome di Down almeno a partire dai 30-36 mesi si rivelano capaci di giochi sociali simbolici come quelli "della casetta" od altri in cui si imitano dei mestieri, come il parrucchiere.

Fra i tre e i sei anni aumentano le attività imitative e cooperative e i giochi simbolici.

Pur con una variabilità considerevole, ma è in questo periodo che la comunicazione verbale inizia a svolgere una vera e propria funzione comunicativa. Con parole singole o con frasi di poche parole (nella maggioranza dei casi, ma con bambini più evoluti e altri che usano solo parole singole) la comunicazione è spesso efficace, aiutata dal linguaggio non verbale (non solo gesti, ma anche sorrisi, espressioni del volto ecc.).
Tra gli obiettivi educativi fondamentali del progetto educativo individualizzato tipico del bambino con sindrome di Down ai primi posti vi sono quindi quelli comunicativi e sociali.
Altrettanto importanti sono quelli relativi alle varie autonomie. Preparati anche precedentemente proprio fra i tre e i sei anni diventano cruciali le autonomie relative al tenersi pulito, al collaborare nel vestirsi, al mangiare ecc. Risultano adeguati gli insegnanti che accettano di avere a che fare con un bambino che per certi aspetti è come se fosse più piccolo, per cui nella scuola dell'infanzia diventano fondamentali obiettivi educativi che di norma sono tipici dell'asilo nido. Si rinvia alla sezione dedicata alla famiglia per approfondimenti sull'educazione di tali autonomie.
Un attività cruciale nella scuola dell'infanzia è il disegno.

 

Purtroppo molti bambini con sindrome di Down hanno a questo proposito prestazioni inferiori rispetto alla propria età mentale. Pur essendo vero che questa attività non è importante per la vita adulta, si deve tuttavia sottolineare che il fatto di riuscire più o meno bene può incidere notevolmente sulla sua autostima. Proprio per evitare una inadeguata caduta dell'autostima, che avrebbe effetti negativi sulla motivazione all'apprendimento scolastico in generale, è opportuno aiutare il bambino a disegnare alcune figure critiche. Dapprima aiutarlo a fare un cerchio, che diventa una testa con occhi, naso e bocca. Poi, anche se senza forzare, suggerirgli il modo più adeguato per disegnare un corpo intero, dapprima con braccia e gambe a tratto singolo e poi a tratto doppio ecc.
L'idea che il disegno deve essere una attività spontanea in cui non si interviene può essere particolarmente sbagliata per i bambini con sindrome di Down, in quanto li lascia soli di fronte alla propria carenza.
Attività precocemente volte all'apprendimento della lettura e della scrittura sono di norma da evitare, a meno che non si tratti proprio di attività volte a fondare prerequisiti che potrebbero essere proposti anche a bambini normodotati di tre anni. L'argomento sarà comunque ripreso nel considerare la frequenza alla scuola elementare. Si può viceversa "lavorare" con l'uso dei primi numeri: fino a tre, forse fino a quattro o cinque. Del tutto inutile (e forse controproducente in quanto si insegna a fare le cose senza capirle) è insegnare a contare oltre il dieci.
Sempre più diffusa è la prassi di far frequentare l'asilo nido e/o la scuola dell'infanzia per un anno in più. Nella grande maggioranza dei casi questa sembra una scelta adeguata, soprattutto se preparata adeguatamente e, ovviamente, ben condivisa dai genitori. Ad esempio è importante che nell'ultimo anno dell'asilo nido e in quello della scuola dell'infanzia il bambino stia progressivamente sempre più con quelli che saranno i suoi compagni di scuola anche nell'anno successivo.
 

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