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Lo sviluppo cognitivo

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Approfondimenti

Martino a scuola mostra un disegno

Attualmente la sezione contiene gli approfondimenti che seguono

Problemi metodologici nello studio della sindrome di Down

Molteplici e complessi sono i problemi metodologici connessi allo studio dello sviluppo cognitivo nelle persone con sindrome di Down.
Ne consideriamo alcuni particolarmente rilevanti.

Rappresentatività delle persone considerate nelle ricerche
Molto spesso i ricercatori conducono le proprie indagini chiedendo collaborazione alle famiglie. Non tutti aderiscono. Ne risulta che il gruppo studiato non è rappresentativo di tutti. Altre volte sono gli stessi ricercatori ad escludere alcuni individui. Ad esempio quelli con tratti autistici o con altri disturbi di personalità o con uno sviluppo cognitivo o linguistico così ridotto da non poter essere valutati attraverso dei test che esprimono la valutazione in termini di Quoziente Intellettuale.
Spesso sono considerati gli individui con sindrome di Down che frequentano le Associazioni. Tra questi possono essere poco rappresentati bambini e ragazzi nati in famiglie con livello socio culturale basso.
Come evidenzia Vianello (2006) la descrizione della sindrome di Down che viene divulgata in quanto oggetto di ricerche rappresenta la maggioranza (circa fra l’80% e il 90%) delle persone con questa sindrome, ma non la totalità e rischia di descrivere più la situazione che si sviluppa in un ambiente socioculturalmente medio alto o alto che non medio o basso. In altre parole si tratterebbe di una immagine probabilmente un po’ “migliorata” rispetto a quella reale.
Vi sono, tuttavia, motivi che portano ad un effetto opposto e cioè ad una descrizione troppo pessimistica. Le ricerche tendono a descrivere più la situazione del passato che quella reale. Lo si nota facilmente sfogliano i manuali sull’argomento: non solo alcuni sono stati scritti alcuni anni fa, ma soprattutto riportano spesso ricerche di vari anni prima. Come è facilmente intuibile, notevoli sono stati i progressi a livello di prevenzione, educazione, trattamento e integrazione e gli effetti dovrebbero essere di un miglioramento generale della qualità della vita degli individui con sindrome di Down, del loro apprendimento e del loro sviluppo fisico e psicologico.

Confrontabilità con la realtà internazionale
La realtà internazionale è anche attualmente caratterizzata da una notevole variabilità relativamente all'inserimento scolastico degli allievi con sindrome di Down. Consideriamo cinque tipologie classiche:
- classi normali;
- classi speciali in scuole normali con contatti fra gli alunni con sindrome di Down e quelli normodotati che tendenzialmente dovrebbe raggiungere o superare il 50% circa del tempo di frequenza a scuola;
- classi speciali in scuole normali con scarsi contatti fra gli alunni con sindrome di Down e quelli normodotati;
- scuole speciali;
- istituti residenziali.
Ben diverse sono le opportunità educative offerte da queste istituzioni scolastiche. Se ne dovrebbe tener particolarmente conto nel confrontare fra loro i risultati delle ricerche, ma spesso questo non viene fatto o non è proprio possibile per carenza di informazioni. Una eccezione è costituita dai dati relativi al confronto fra lo sviluppo psicologico di individui inseriti in istituzioni residenziali e gli altri (genericamente definiti come “viventi in famiglia"), dai quali risulta chiarissimo il vantaggio di vivere in famiglia.
L'Italia è la nazione che maggiormente privilegia l'inserimento nelle classi normali. Nel resto del mondo sono in misura diversa privilegiati gli altri quattro tipi di inserimento. Nel confrontare le ricerche condotte in Italia con altre condotte all'estero risulta spesso difficile o non possibile capire quale influenza può aver avuto proprio il diverso inserimento scolastico.

Confrontabilità fra individui di diversa età cronologica
La sindrome di Down è caratterizzata da una diminuzione del QI con il crescere dell'età. Questo comporta che a livello clinico l'informazione relativa al QI di un individuo deve essere sempre valutata in rapporto alla sua età cronologica. Analogamente se ne dovrebbe tener conto anche a livello di ricerca, considerando anche l'età cronologica degli individui di cui si confronta il QI.

Confrontabilità fra prestazioni in test di intelligenza diversi
Le scale di Wechsler per minori (WPPSI - Wechsler Preschool and Prymary Scale of Intelligence, per bambini dai 4 ai 6 anni; WISC - Wechsler Intelligence Scale for Children per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni) sono di gran lunga i test di intelligenza più utilizzati sia per la ricerca che a livello clinico con individui con ritardo mentale.
Altri test particolarmente utilizzati sono:
- Il Terman-Merrill (sempre meno in Italia), soprattutto per la valutazione in caso di età mentali fra i 3 e i 6-7 anni;
- il Kaufmann Assessment Battery for Children (K-ABC), disponibile in lingua inglese, spagnola e francese, per bambini dai 2 anni e mezzo ai 12 e mezzo;
- le Matrici Progressive di Raven (CPM - Coloured Progressive Matrices;
- il Leiter International Performance Scale (LIPS), che non prevede intervento delle componenti verbali.

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Punti di forza e punti di debolezza nelle prestazioni di memoria

Inizia download del filePrestazioni di memoria di ragazzi con sindrome di Down -
presentazione in power-point

Span di memoria verbale
Numerose ricerche sono state dedicate allo span di memoria verbale (cioè alla "capienza", alla quantità di “cose” che è possibile ricordarsi contemporaneamente). Ci si riferisce alla capacità da parte dei soggetti di memorizzare cifre presentate verbalmente (in questo caso è spesso usata la prova delle scale Wechsler) o parole. La ricerca tipica prevede un gruppo sperimentale di individui con sindrome di Down ed un gruppo di controllo appaiato per età mentale. In molte ricerche non è considerato un secondo gruppo di controllo appaiato per età cronologica perché si dà per scontato (come risulta dalle ricerche in cui esso è presente) che le prestazioni del gruppo sperimentale sono inferiori rispetto a quelle di questo eventuale secondo gruppo di controllo. La domanda cruciale è: a parita di età mentale lo span verbale degli individui con sindrome di Down è uguale a quello dei bambini di pari età mentale (e quindi coerente con lo sviluppo intellettivo generale)? Superiore (ad esempio perché essi hanno una età cronologica e quindi una esperienza scolastica maggiore)? O inferiore (evidenziando quindi una carenza specifica)?
Nella grande maggioranza dei casi i risultati delle ricerche evidenziano che lo span verbale dei soggetti con sindrome di Down tende ad essere inferiore rispetto a quello dei bambini di pari età mentale (attorno ai 4-6 anni). In altre parole nel profilo cognitivo della sindrome si avrebbe un punto di debolezza.

Span di memoria visuospaziale
Numerose sono anche le ricerche volte a valutare lo span visuospaziale. Anche in questo caso il modello tipico di ricerca prevede che il gruppo di controllo sia appaiato a quello sperimentale per età mentale. Il risultato fondamentale è stato che lo span visuospaziale (ad esempio ricordarsi dove erano stati messi vari oggetti) dei minori con sindrome di Down non differisce da quello dei bambini normodotati di pari età mentale. In definitiva le prestazioni tendono ad essere quelle prevedibili dall'età mentale generale.

Compiti mnemonici richiedenti uso di strategie e controllo
Quando le prestazioni di memoria richiedono un po’ di lavoro (o meglio di controllo) per ricordare meglio, le prestazioni dei ragazzi con sindrome di Down tendono ad essere inferiori a quelle di bambini di pari età mentale. Ad esempio quando ci si devono ricordare quattro parole, ma cominciando dall’ultima. Oppure il percorso di una automobile, ma immaginandola di ritorno. Si sintetizza questa difficoltà dicendo che vi è un punto di debolezza nelle prove di memoria che richiedono controllo o strategie attive di utilizzazione dei dati in memoria a breve termine.

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La valutazione dell'intelligenza

Vari studiosi hanno elaborato strumenti per la valutazione dell'intelligenza. Presentiamo i due più famosi.
Riprendendo le prime ricerche di Binet e Simon, di revisione in revisione (a partire dal 1916) si è pervenuti alla scala di intelligenza Terman-Merrill, del 1960, utilizzata soprattutto per la valutazione dell'intelligenza dai 3 ai 6-7 anni (utilizzabile anche per età superiori). Sono previste 6 prove per ogni età, scelte più su basi di sperimentazione empirica che in riferimento a una teoria psicologica. Per ogni prova superata viene attribuita un'età mentale (cioè due mesi per ogni prova). Se ad esempio un bambino supera tutte le prove dei quattro e dei cinque anni e due dei sei anni, la sua età mentale risulta di 5 anni e 4 mesi.
Ecco alcuni esempi di prove
(n.b.: in questi casi non si riportano esempi uguali agli originali).

- Quali sono i colori di questi (quattro) oggetti?
- Dammi cinque cubetti
- Qual è il contrario di piccolo?

Ancor più famose e utilizzate sono le prove elaborate, fin dal 1939, da D. Wechsler. Ve ne sono di adatte per ogni età. Esse permettono non solo una valutazione generale, ma anche valutazioni parziali, essendo formate da 10 diversi tipi di prove: cinque maggiormente volte alla competenza verbale e cinque a quella non verbale. Anche in questo caso presentiamo alcuni esempi di prove.

- Chi ha scritto la Divina Commedia?
- Quanto dista Roma da Milano?
- Cosa fai se vedi una persona che sta rubando?
- Se un'automobile viaggia a 80 km all'ora di media, quanto tempo impiegherà per percorrere 20 km?
- Ripeti in senso contrario i numeri che ti dico: 3, 7, 2, 9, 5, 8.
- Cosa hanno in comune l'automobile e la bicicletta?

Il punteggio generale in questo caso non è espresso in età mentale, ma in Quoziente Intellettuale. Poiché si tratta di un indice ricavato attraverso calcoli statistici, per una ottimale comprensione del suo significato sono necessarie alcune nozioni di statistica. Si può a tal fine consultare il glossario. Possiamo comunque dire quanto segue. Un individuo che dimostra di avere una intelligenza media ottiene il punteggio 100. Un punteggio superiore significherà quindi che egli è al di sopra della media. Specificatamente sappiamo (attraverso analisi statistiche) che se ottiene 115 egli avrà ottenuto un risultato migliore rispetto all' 84% circa dei suoi colleghi. Chi ottiene 130 è veramente più intelligente della media: il 97,7% dei colleghi ha ottenuto un punteggio inferiore. Analogo discorso (in termini opposti) si può fare per chi ottiene meno di 100. Ad esempio solo il 16% circa degli individui ottiene meno di 85 e circa il 2,3% meno di 70.

Quando viene valutata una persona con disabilità intellettiva, il QI è inferiore a 70 (raramente a 75).
Si trovano in questa condizione quasi tutte le persone con sindrome di Down. Ben diversa è la situazione a seconda che il QI sia fra 69 e 55 (disabilità intellettiva lieve), fra 54 e 40 (disabilità intellettiva media), fra 39 e 25 (disabilità intellettiva grave) o inferiore a 25 (gravissima).
In molti casi (ad esempio per programmare l'intervento didattico o quello riabilitativo) è importante sapere a quale età mentale corrisponde il QI. Ad esempio, per un bambino di 10 anni un QI di 50 potrebbe corrispondere ad un'età mentale tra i 4 e 5 anni. Apposite tabelle, anche se poco usate permettono di ricavare delle prestazioni di un certo individuo ai test di Wechsler anche l'età mentale (cioè l'età equivalente dei bambini che in media forniscono le stesse prestazioni).
Con individui con sindrome di Down di età superiore agli 8-10 anni può essere utilizzato anche il test OLC (Operazioni Logiche e di Conservazione), di Vianello e Marin (1997). Esso fornisce l'indicazione dell'età mentale.
Si tratta di un test che valuta lo sviluppo dell'intelligenza fra i 4 e gli 8 anni di età mentale. Probabilmente è il test attualmente a disposizione che meno risente degli aspetti culturali. Per questo esso tende a fornire un'età mentale superiore a quella fornita dalle scale Wechsler se l'individuo è vissuto in un ambiente con svantaggio socioculturale e superiore se l'individuo è stato notevolmente sollecitato culturalmente. Avere a disposizione entrambe le indicazioni (quella dal test di Wechsler e quella dal test OLC) fornisce utili informazioni complementari.

Apri link interno nell'attuale finestra.Per saperne di più su OLC e in generale sul Progetto MS

 

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Lo sviluppo del pensiero logico

Nel contributo che segue riportiamo, in estrema sintesi, i risultati di una ricerca condotta da Renzo Vianello, Silvia Lanfranchi e Elena Moalli (in Vianello, 2006). La lettura evidenzierà che si è utilizzato un linguaggio tecnico (ad esempio si parla di deviazioni standard). Si noti tuttavia che la sostanza del lavoro è comprensibile anche a chi non ha basi scientifiche specifiche, dato che si è avuto cura di evidenziare nel testo la “sostanza” delle cose (ad esempio che nelle prestazioni i bambini sono molto diversi tra di loro, per cui alla stessa età troviamo differenze molto grandi e questo risulta chiaro anche a chi non sa cosa sono le deviazioni standard).

Nel corso di varie ricerche condotte negli ultimi dieci anni abbiamo avuto l'opportunità di proporre il test OL (Operazioni Logiche) a 189 bambini o ragazzi con sindrome di Down di età compresa fra i 7 e i 18 anni. Rinviamo al manuale (Vianello e Marin, 1997) per le caratteristiche del test. In questo contesto ci limitiamo a sottolineare che:
- comprende 18 prove riguardanti le aree della seriazione, della numerazione e della classificazione;
- ha una fedeltà molto elevata e una chiara validità (in particolare ha una correlazione di .67 con WISC-R, ma è meno influenzato dalle componenti verbali, culturali e scolastiche).

Risultati

Tabella 1 Risultati riportati al test OL da 189 soggetti con sindrome di Down di età comnpresa tra i 7 e i 18 anni, distinti per gruppi di età.

Età

Età media

N. Sogg.

Media

Dev. St

Min

Max

Var

Età Ment.
media

da 7;0 a
8;11

7,11

16

7,25

2,15

5

12

0,29

5

da 9;0 a
10;11

9,10

34

7,71

1,96

5

12

0,11

5;1

da 11;0 a 12;11

12,1

41

8,80

2,83

5

15

0,19

5;4

da 13;0 a 14;11

13,10

53

9,40

2,91

4

15

0,16

5;6

da 15;0 a 16;11

16

21

9,62

3,19

4

14

0,48

5;7

da 17;0 a 18;11

17,7

24

8,75

2,98

3

15

0,37

5;3

Consideriamo i livelli di età mentale (EM) raggiunti alle varie età.
Esse oscillano da 5;0 a 5;7. Si tratta complessivamente di una età mentale da non sottovalutare, poiché fornisce le basi cognitive per le prime fasi di apprendimento della lettura e della scrittura e per le prime attività aritmetiche.
La progressione è lentissima, ma costante, se si eccettua la lieve "caduta" a 17-18 anni. Non è facile spiegare questo declino. L'ipotesi più convincente, a nostro avviso, è che, finita la scuola dell'obbligo ci possa essere una qualche crisi di identità o motivazionale o comunque un disorientamento e che questo possa influire anche nelle prestazioni ai test.
Ci sembra opportuno attirare l'attenzione su un dato cruciale: le deviazioni standard. Esse sono notevoli e confermano la grande variabilità intrasindromica. Può essere utile un esempio. Dato che tra + una deviazione standard e - una deviazione standard vi è circa il 66% della popolazione, a 15-16 anni un minore con sindrome di Down su tre ha ottenuto una prestazione media inferiore a 6,43 (9,62-3,19; corrispondente ad una EM di 4;9 invece di 5;7) o superiore a 12,81 (corrispondente ad una EM di 6;7).
Consideriamo ora eventuali differenze di genere. Nel campione dei bambini normodotati, come indicato nel manuale, non risultano differenze fra maschi e femmine. Vi è infatti una quasi totale sovrapposizione dei dati. Anche in questo caso sia nel totale che nelle singole aree non risultano differenze significative.
Abbiamo infine calcolato la fedeltà del test (e cioè quanto esso ci dia risultati non influenzati dalla situazione del momento), con questo gruppo di minori con sindrome di Down, sia per mezzo dell’alfa di Cronbach, che con il metodo split-half. In ambedue i casi abbiamo ottenuto dati significativi a livello .01 (.65 nel primo caso e .55 nel secondo). Si tratta di un dato da evidenziare, perché il fatto che un test sia fedele con individui normodotati non implica automaticamente che lo sia anche per individui con sindrome di Down. In definitiva anche per quanto riguarda la fedeltà si tratta di un test adatto per i minori con questa sindrome (e che, di norma, tende a darci lo stesso risultato anche se somministrato alla mattina o al pomeriggio, con un somministratore o un altro ecc.).

Conclusioni
Per molti individui con sindrome di Down lo sviluppo cognitivo procede con un certo ritmo fino all'acquisizione di prestazioni di pensiero logico equivalenti all'età mentale di 4-5 anni (raggiunto dalla maggioranza dei bambini con sindrome di Down fra i 7 e gli 11 anni), ma poi rallenta in modo notevole (pur non arrestandosi). Un dato numerico è esemplificativo. La differenza fra le medie dei bambini di 7-8 anni e quelle dei ragazzi di 16-17 è, in termini di età mentale, equivalente a 7 mesi. In altre parole ciò che nei bambini normodotati viene acquisito, in media, in 7 mesi, richiede, in media, 9 anni ai minori con sindrome di Down. Poiché sappiamo che il progresso cognitivo tra i 5 e i 7 anni di età mentale è cruciale per l'apprendimento scolastico e per lo sviluppo dell'autonomia risulta molto importante dedicare notevoli energie alla costruzione di materiali e strumenti per il potenziamento del pensiero negli individui con sindrome di Down.

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