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L'uomo più potente del mondo: Riflessioni

Ho avuto l’opportunità di presentare il video in molte occasioni a studenti di Psicologia o di Scienze della formazione o a insegnanti, genitori, operatori sociosanitari ecc.. e di favorire una discussione al proposito (come si usa fare nei “cineforum”). Per me è un ottimo strumento didattico, che mi permette di entrare molto bene nel nucleo della problematica relativa all’integrazione.
Di norma chiedo alle persone cosa ne pensano, senza prendere io stesso una posizione.  Spesso gli interventi tendono a svilupparsi nel modo che segue:
- dapprima parlano le persone che desiderano dire che è piaciuto per questo o quel motivo;
- poi qualcuno dice che Michelino è fortunato a vivere in una realtà così accettante;
- infine prende la parola qualcuno che esprime dei dubbi del tipo “ma questa non è vera accettazione”, “questa non è integrazione”.
Io cerco di favorire il più possibile il confronto e alla fine sintetizzo, aggiungendo le mie riflessioni (che a quel punto risultano a tutti molto evidenti).
Credo anch’io che la storia di Michelino rappresenti il primo passo verso l’integrazione, ma sicuramente mancano altri passi cruciali.
Nella realtà di cinquanta anni fa e cioè nel periodo in cui le persone con sindrome di Down (assieme a molte altre) erano “escluse” per mezzo delle scuole speciali e delle classi differenziali il messaggio educativo di questo video sarebbe stato ancora più importante, perché “il primo passo verso l’integrazione” e cioè quello in cui la società inizia a modificarsi per adattarsi e “includere” invece di “escludere” non era ancora stato fatto.
Oggi non basta. I bisogni delle persone con disabilità non si limitano al sentirsi accettato. Integrazione significa anche comprensione delle proprie possibilità nella società in cui si è inseriti. E non si aiuta Michelino accettando tutto ciò che fa (slacciarsi le scarpe, non mettere ordine, suonare campanelli, bagnare le persone o fare pernacchie ecc.).
Favorire l’integrazione è qualcosa di molto più complesso, che richiede ben più di un atteggiamento benevolo. Essa richiede una complessa interazione con la persona disabile volta a far sì che egli pervenga ad una adeguata conoscenza di sé, che valorizzi tutta la sua normalità senza ignorare le proprie difficoltà in modo che possa serenamente volgersi al futuro con un progetto di vita “suo”, cioè coerente con le sue possibilità e i suoi desideri.
E mi fermo ... perché le parole rischiano la retorica ... meglio il video ... se letto come una provocazione che invita ad andare oltre le prime forme di accettazione.  
                                                                                                      Renzo Vianello

 

Alcune brevi riflessioni

  • Ho visto il corto. Mi è sembrato molto bello e raffinato, con un'ala di mistero che segue tutta la trama, che ti disorienta rispetto all'interpretazione di quello che succede, e rende incerta la posizione da prendere sulle cose. Ti crea curiosità, sino a che alla fine scopri il problema della rinuncia all'interazione reale con il ragazzo disabile.
    Non presenta una disabilità estrema che polarizza, ma una disabilità più disciolta nella quotidianità.
    Sicuramente è interessante come stimolo al pensiero e alla discussione.
                                                                                                     (formatore)
  • Mi piace l'idea che il "potente" non si identifichi con l'uomo ricco, il calciatore, il politico importante... ma possa essere la persona in grado di suscitare sentimenti di tolleranza/accettazione. In questo caso la persona è un ragazzino con sindrome di Down che ne riscatta la sua "potenza".
                                                                               (educatrice professionale)
  • Di primo acchito, sembra che le birichinate possano essere sinonimo di "potenza". Michelino è potente perchè trasgredisce le regole?
                                                                               (educatrice professionale)
  •  E' un film ironico. 
                     (sorella quattordicenne di una bambina con sindrome di Down)
  • Il messaggio immediato è che la persona potente è quella più libera, il bambino non è legato agli schemi e alle convenzioni della società, si muove senza regole e condizionamenti.
                                                                          (madre di un bambino Down)
  • Ci sono spunti per riflettere su come noi ci poniamo nei confronti della diversità. Di fronte ad atteggiamenti rigidi e conservatori che spesso riscontriamo, questi messaggi aiutano: con la semplicità si può andare incontro agli altri ed affrontare la vita con più gioia.
                                                                                                 
    (insegnante)
  • Il rapporto di noi adulti con gli altri  spesso perde di spontaneità (forse non può che essere così, ci sono regole da rispettare). Questo bambino sembra incarnare la spontaneità.
                                                                                                     
    (cittadino)
  • Il film si esprime con canoni diversi dai soliti: è molto semplice, garbato, non dà ricette pedagogiche. Il bambino Down ha delle difficoltà, si può comportare in maniera “strana” o diversa. Il corto ci dice che tali atteggiamenti si possono accettare.                               
                                                                                     
    (giovane insegnante)
  • E’ una provocazione.                                         (educatrice professionale)
  • La maestra è una figura educativa e se non interviene di fronte ad atteggiamenti non positivi di Michelino non adempie il suo compito, e non lo tratta come gli altri bambini.
                                                                             (educatrice professionale) 

                                                                                                                       

 

 

 

 

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