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Esperienze di integrazione e storie di vita

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Inclusione formativa... oltre quella scolastica

Dagli Atti del seminario
Sindrome di Down, il Territorio: riflessioni a più voci

Ravenna 29 novembre 2007
"Inclusione formativa ... oltre quella scolastica"

Anna Lanzoni
Associazione GRD – Genitori Ragazzi Down -
Osservatorio presso Istituto Alberghiero di Cervia

Oggi mi trovo qui in duplice veste, come associata alla GRD e come persona che si occupa, all’interno dell’Istituto IPSSAR di Cervia, di progettazione scolastica e formativa.
Sono mamma di Rachele, una ragazzina di quattordici anni, con la sindrome di Down.
Vorrei esprimere una riflessione, un’emozione, quanto forse non si dice, per pudore, per imbarazzo, quando si diventa mamma di un figlio con disabilità Quello che si prova immediatamente è paura, una grande paura, quasi un senso di colpa, e dico quasi, perchè sono stati d’animo forti e disorientanti, che inizialmente stentano ad essere riconosciuti con chiarezza anche  da chi li prova .
C’è un senso di colpa, per affacciare al mondo un figlio diverso da come il mondo probabilmente l’avrebbe voluto, diverso dalle aspettative dei più. Esiste il timore di creare un peso sociale, ed in definitiva, si sperimenta l’angoscia di non essere accettati. Come donna, poi, non ci si risparmia dal disagio profondo di sentirsi sminuita, per non essere stata in grado di partorire un figlio “sano”, o un figlio definito “perfetto”.

La soddisfazione  più grande è quella di scoprire che sempre più i genitori sentono transitorio tutto questo guazzabuglio di stati d’animo caratterizzati da timore e sofferenza.  Transitorio, perché essi  sanno fin da subito ricercare con coraggio delle relazioni significative, con la voglia di trovare uno spazio vero, reale, forte per il figlio, in grado di contribuire all’affermazione di un posto di dignità e soddisfazione nella vita.

I genitori sanno cercare immediatamente aiuto, sia fra gli operatori socio–sanitari,  sia rivolgendosi alle Associazioni presenti, alla scuola, perché si desidera prioritariamente che il bambino o la bambina cresca con il riconoscimento sociale del valore della sua esistenza, per meglio coltivare l’alto valore di sé.

Soltanto coltivando il valore della propria unicità, della propria peculiare bellezza, della propria inconfondibile essenza, si può pensare di trovare un posto adeguato nella vita, e nella società ; ripeto che è confortante pensare che sempre più i genitori sentono urgente l’impeto di onorare nel modo migliore quell’amore che hanno per il figlio, perché non è sempre stato così: l’isolamento e lo smarrimento a volte perduravano tutta la vita, senza soluzione di continuità, senza dare scampo, purtroppo, né ai  figli, né ai genitori .

Credo sia rassicurante sapere che l’accettazione familiare, vera e profonda, certo non semplice ed immediata, possa essere  favorita dalla  crescita etica  che ha interessato tutto il nostro sistema sociale; oggi chi nasce inizialmente non fortunatissimo, ed alla sua famiglia vengono in soccorso tanti aiuti per costruire un percorso di vita che si vuole il migliore possibile.

Le istituzioni vanno interpellate, affinché  diano risposte, perché forniscano coordinate di aiuto immediato ed i genitori debbono imparare a chiedere quanto è loro possibile: occorre che tutti gli attori coinvolti facciano cemento insieme, in modo tale che possano contribuire, nell’ambito delle proprie competenze, a facilitare il cammino di integrazione e naturalmente anche la scuola può e deve fare davvero molto.

Noi pensiamo all’integrazione scolastica e ci fermiamo ai primi anni di scuola. I nostri ragazzi, le nostre ragazze oggi, per fortuna proseguono gli studi, ci sono anche ragazzi (pochi) che arrivano all’Università. Servono sempre elementi indispensabili: la forza della determinazione, la fiducia e la volontà di voler scegliere per la soddisfazione nella propria vita.

Non ci si deve accontentare di quanto è solitamente concesso e consolidato: i ragazzi e le giovani con la sindrome di Down devono poter  aver alternative, debbono poter coltivare progetti  per la propria vita; non necessariamente si devono accontentare di quanto altri hanno individuato teoricamente  per i loro bisogni.
Molte sono le scuole medie superiori che seguono studenti con s. di Down fino al quinto anno e li guidano  anche a  compiere esperienze extra scolastiche, per arricchire le  loro competenze  in realtà lavorative. Questo avviene soprattutto negli istituti professionali.

All’IPSSAR di  Cervia tutti i nostri ragazzi effettuano esperienze di stage formativi anche per periodi prolungati e noi ci impegniamo perché gli studenti con disabilità possano avere le stesse opportunità degli altri; attualmente gli studenti con disabilità  frequentanti  sono 53, di cui 5 con sindrome di Down. Il nostro obiettivo, riuscito con successo fino ad ora, è che possa essere loro consentito concretamente di vivere con soddisfazione queste esperienze.

Mi spiego meglio: nella logica di comprensibili agevolazioni, i tirocini vengono  di norma programmati e concordati con enti locali, ma la nostra scuola ha deciso di fare un passo ulteriore, favorita  anche dal fatto che operiamo in un territorio pullulante di attività private, turistiche, ristorative ed alberghiere. Abbiamo creato le possibilità affinché anche le strutture private potessero concorrere a far crescere sotto l’aspetto esperienziale i nostri ragazzi con svantaggi psicofisici, come avviene per tutto il resto della nostra popolazione scolastica.

Il 19 settembre scorso è stato siglato con il territorio di Cesenatico un Protocollo d’Intesa: sono state mappate con la collaborazione del Comune e dei Servizi Sociali tutte le associazioni private del commercio e queste a loro volta, attraverso la mediazione dei responsabili incaricati, hanno individuato le aziende interessate all’effettuazione di stage da parte dei nostri  ragazzi in difficoltà. La scuola, per le sue competenze, ha creato una struttura progettuale ed operativa, in grado  di costruire effettive esperienze  spendibili nel concreto,  fornendo un’occasione di crescita per gli stagisti e salvaguardando la  tranquillità, oltre che il  profitto, delle aziende ospitanti.

L’esperienza deve sempre produrre gratificazione e soddisfazione per i soggetti coinvolti, e pertanto l’impegno dei docenti e dei tutor scolastici ed aziendali deve essere forte e convinto per la sua ottimale riuscita. É anche vero che attraverso questi accordi, non si può garantire il diritto al lavoro, intendiamo però assicurare  a tutti, ma proprio  a tutti i nostri alunni, il diritto alla formazione, attraverso esperienze concrete e non fittizie.

Il Comune di Cesenatico si è messo a disposizione della scuola, e la scuola a disposizione delle associazioni;  le famiglie ed i ragazzi  coinvolti  hanno collaborato con interesse, fornendo anche suggerimenti ed indicazioni utili per il successo formativo.  Ci piace pensare che ci sia tanto di possibile e di sinergico da fare; tutto, ovviamente, finalizzato all’integrazione autentica, con tutti i significati salvaguardati.

Tanto più si farà e si produrrà in termini di integrazione, tanto più faremo una cultura della vita .

Ci sono realtà, come ad esempio quella  nei paesi scandinavi, in cui la richiesta di interruzione di gravidanza, in caso di accertata malformazione è praticamente nulla, e non certo perché si tratta di paesi dipendenti dalla Santa Sede, ma  perché esiste una struttura sociale e lavorativa che abbatte di fatto le possibili barriere ostacolanti  il futuro dei ragazzi. L’organizzazione tiene conto del reale inserimento delle persone con sindrome di Down nella vita produttiva, pertanto è nullo il timore dell’opinione pubblica, dei suoi giudizi  e non ci si pone il dubbio dell’eventuale  peso sociale se il soggetto è  Down, o  non è Down ...

Le sicurezze sociali di certo possono far privilegiare la cultura della vita ad altre soluzioni che spesso non sono frutto di una scelta, ma  bensì  crudeli  costrizioni  della paura, e per di più  quasi sempre vengono  accompagnate da un insopportabile senso di autocondanna che non lascia scampo, mai.

I doni della vita meritano  sempre  di essere accettati, nessuno escluso.
Facciamo in modo di poterli cogliere serenamente, tutti.

Piazza Caduti per la Libertà 21 48121 Ravenna Tel. 0544.249128 Fax 0544.249149

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